XII Disposizione della Costituzione Italiana

In relazione alla recente mozione sottoscritta da Casa Pound e all’inerente articolo uscito sulla Gazzetta di Parma di oggi (vedi sotto), ringrazio il consigliere comunale Stefano Carosino per la testimonianza che ha reso nell’ultimo consiglio comunale a Busseto.

Sottovalutare per deteriori calcoli elettoralistici la questione fascista, è una enorme responsabilità che deve essere lasciata completamente ed esclusivamente nelle mani degli autori che, almeno in parte, sono componenti di un centro destra cosiddetto “moderato”, il cui leader è sempre stato contrario a festeggiare il 25 aprile.
Su questo tema, prima che si gridi alla solita sinistra, vorrei ricordare le perplessità manifestate non troppo tempo fa dallo stesso On. Umberto Bossi.

Casa Pound sembra assolutamente ricadere nel divieto di ricostituzione del partito fascista (XII disposizione transitoria della Costituzione). Per questo chiederò, con nuova interrogazione al Ministro degli Interni, perché non si sia proceduto a suo tempo.

Per chi non le avesse a mente allego di seguito il testo di detta Disposizione, nonché quello della Legge n. 645/1952 riguardanti le norme della sua attuazione:

«È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.
In deroga all’articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dall’entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista.
(XII disposizione transitoria finale, Costituzione della Repubblica Italiana)»

È prevista sanzione per «chiunque fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità» di riorganizzazione del disciolto partito fascista, e «chiunque pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche».
(Legge n. 645 del 20 giugno 1952, cd “Legge Scelba”, in materia di apologia del fascismo)

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Froneri: con i lavoratori, solidarietà e confronto nella sede centrale di Nestlé

Sono ad aggiornarvi sul seguito della vicenda Froneri/Nestlé, come promesso il 25 novembre scorso:

Dopo la mia ultima interrogazione scritta e il successivo incontro di lunedì – cui ne seguiranno altri quattro – presso il Ministero dello Sviluppo (coinvolti anche Ministero del Lavoro ed europarlamentari autorevoli quali l’On. De Monte e On. Zoffoli ), la ditta ha finora mantenuto invariate le proprie posizioni, che non esito a definire deplorevoli.
La sollecitazione al confronto, necessario e doveroso da parte di questa azienda multinazionale, è proseguita ieri con una parte dei lavoratori e una delegazione sindacale recatisi in Svizzera, direttamente nella sede centrale di Nestlé.
I dirigenti della multinazionale – che ricordo ha da mesi in programma la chiusura totale di uno stabilimento in ampio attivo di bilancio – hanno affermato il loro interessamento e l’importanza della responsabilità sociale di impresa.

Non ci illudiamo e li aspettiamo al prossimo appuntamento al Ministero.
Nel frattempo è stato confermato lo sciopero di sabato 2 dicembre.

Qui un link relativo alla manifestazione di ieri.

Sul caso Froneri ho interessato Governo e parlamentari europei

Con una interrogazione scritta, ho interessato sia il Ministro dello Sviluppo Economico che quello del Lavoro e delle Politiche Sociali sul caso Froneri, l’azienda controllata da Nestlé e dal fondo Pai Partners che nei giorni scorsi ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Parma.
Una vertenza che vede coinvolti ben 112 lavoratori a tempo indeterminato, circa 80 stagionali e circa 50 lavoratori dell’indotto.

Nell’interrogazione ho chiesto all’esecutivo chiarimenti in merito alla vicenda, ricordando oltretutto come l’azienda stessa avesse in precedenza più volte smentito l’ipotesi di licenziamenti nello stabilimento locale. Lo scorso settembre, al terzo incontro degli otto fissati mensilmente fino a marzo 2018, l’azienda ha comunicato ai Sindacati l’apertura della procedura di licenziamento collettivo per 120 lavoratori, di cui 112 a Parma, conseguenti alla chiusura della fabbrica e alla riorganizzazione di parte degli uffici.
Nel medesimo incontro è stata anche consegnata la disdetta di tutti gli accordi aziendali derivanti dalle contrattazioni avvenute con Nestlé e prima Italgel e Tanara Gelati.

Tutto ciò, elemento di indiscutibile gravità, avviene peraltro ricorrendo ai fondi europei per le aree depresse, con i quali si costituiscono stabilimenti in tali aree dismettendo quelli nelle aree industriali del Paese. Una prassi a mio avviso inammissibile: sono palesi l’abuso del diritto quanto la violazione dello spirito della legge e l’aggiramento dei suoi obiettivi, che non possono certo essere quelli di indebolire una zona industriale per crearne un’altra.
Questi comportamenti sono la negazione della responsabilità sociale dell’impresa e ci riportano alla stagione inaccettabile del padrone delle Ferriere.

Ai Ministri ho ricordato inoltre come l’azienda si sia sempre dichiarata non disponibile a valutare un percorso di reindustrializzazione, sebbene ciò sarebbe stato sostenuto da Comune, Regione e Mise.

Il caso Froneri sottolinea una volta di più l’esigenza di una modifica legislativa che trovi le proprie premesse in un regolamento o in una direttiva comunitaria. Per questo ho voluto segnalare il caso in modo particolare anche a Isabella De Monte e Damiano Zoffoli, autorevoli rappresentanti del Parlamento europeo di comprovata sensibilità su questi temi.

Vi terrò come sempre aggiornati.

Stanziamento per Colorno e Roccabianca: Il Senato approva l’emendamento

Come riportato dai media, il Senato ha approvato ieri la conversione in legge del decreto che prevede uno stanziamento di 35 milioni destinati a mettere in sicurezza ponti e infrastrutture stradali di non competenza Anas, che insistono sul fiume Po.

La norma consentirà, dopo l’approvazione da parte della Camera dei Deputati, l’immediato stanziamento dei fondi per ripristinare il ponte tra Colorno e Casalmaggiore così come il ponte Verdi tra Roccabianca e la provincia di Cremona.

Una soddisfazione anche personale, questa delibera, conscio dell’impegno profuso al Senato. Ma la strada ora porta alla Camera. Non è ancora tempo d’esultare: andiamo avanti con l’impegno fondamentale di tutti.

L’articolo della Gazzetta di Parma:

Articolo Gazzetta di Parma - approvazione decreto infrastrutture in Senato

Il Sottosegretario Pizzetti chiarisce l’iter dello stato di emergenza relativo la chiusura dei ponti sul Po

Un interessante articolo pubblicato il 15 novembre su OglioPoNews.it in merito alla richiesta di stato di emergenza presso il Consiglio dei Ministri e al testo dell’emendamento approvato oggi in Senato. I fondi dedicati alle infrastrutture non Anas sul fiume Po hanno superato l’importante vaglio di Palazzo Madama e vanno ora alla Camera dei Deputati.

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