Parigi val bene una messa: in guardia dai pericoli di qualunque liason estremista

Parigi val bene una messa. Detto in altri termini, “il fine giustifica i mezzi”, secondo il noto principio de Il Principe di Machiavelli.

A questo fa pensare il nuovo “amore” di Fratelli d’Italia e della Lega per le formazioni neofasciste, finora rimasto sotto traccia e ora esploso anche nella nostra provincia. Da ultimo infatti, si deve registrare ieri lo show in Consiglio comunale a Fidenza di un consigliere chiamato a presiedere temporaneamente la seduta, seguita poi dall’intervista del capogruppo di Forza Italia stesso, nel medesimo consesso.

Nella migliore delle ipotesi, tutto questo è opportunistico prodotto delle esigenze elettorali, della volontà di raschiare il fondo del barile in vista del voto. Rimane, però, il dubbio grave che ci sia di più. E non è dubbio da poco: un’affinità oggi confessata e già in precedenza testimoniata dalla costante assenza di alcuni alle celebrazioni del 25 aprile.

Ciò che conta, in ogni caso, è che tutto questo va fermamente condannato non solo in quanto viola il divieto di ricostituzione del Partito Fascista. E’, tutto questo, il segno di un clima che molto ricorda il periodo che condusse all’avvento della dittatura fascista, in verità non solo per via di queste sopracitate condotte.

Per questo, in ogni caso, non si può fare finta di niente. Perché della condivisibile fatica del popolo, del suo malcontento, non se ne dovrebbe mai fare strumento pericoloso per il popolo stesso, né tantomeno ragione elettorale per consociarsi con formazioni che tra i propri valori non hanno solo punti di luce e di battaglia sociale, ma anche – forse soprattutto – oscure inaccettabili reminescenze di stagioni che hanno portato a drammi, ingiustizie e dolori ben più drammatici di quelli attuali.

#Newsletter. Un Patto per Parma, il bene comune della città sopra agli interessi politici particolari

Gentilissime e gentilissimi,

riprendo, dopo la pausa delle festività, la puntuale pubblicazione della newsletter.

Buona lettura!

 

Pizzarotti, l’usato insicuro

Come era ampiamente prevedibile Federico Pizzarotti si ricandida a sindaco di Parma. Dice che lo farà alla testa di una lista civica ancora senza nome e senza cercare alleanze, e si dipinge come il nuovo che non vuole lasciare il lavoro a metà. Ma quale nuovo? Pizzarotti in realtà è l’usato insicuro. Ma quale lavoro a metà? Forse allude a tutto ciò che la città non ha visto in questa consigliatura. E’ legittimo che il sindaco uscente si ripresenti, ma i risultati dei cinque anni della sua amministrazione non legittimano affatto il suo ripresentarsi. Mediaticamente è forse riuscito ad apparire come un leader ma per la città non lo è stato di certo. Qualche esempio? Negli asili nido le rette per le famiglie sono state aumentare al massimo senza che vi sia stato alcun ampliamento e qualificazione del servizio. I servizi integrativi per i disabili nelle scuole sono stati ridotti. Da ultimo, c’è stata l’incredibile polemica dell’Assessore ai Servizi sociali nei confronti della Caritas e del volontariato, accusati di non fare abbastanza per i senzatetto nell’emergenza freddo. Invece di ringraziarli per la generosa e costante opera di accoglienza e assistenza svolta a favore dei più diseredati, l’Amministrazione Pizzarotti ha attribuito loro la colpa di una situazione di cui invece porta la responsabilità politica e giuridica solamente il Comune. Non si era mai vista una Amministrazione che scaricasse i mancati risultati delle proprie azioni su un soggetto che collabora senza lesinarsi con il Comune.

Sulla sicurezza la giunta Pizzarotti non ha battuto colpo e il risultato è che alcuni quartieri, come Pablo e San Leonardo, sono diventati invivibili. La raccolta differenziata dei rifiuti, che l’amministrazione porta come fiore all’occhiello, in realtà non funziona e i risultati quantitativi raggiunti sono inversamente proporzionali alla qualità del servizio offerto e all’attenzione verso i cittadini: sacchi sparsi ovunque preda notturna degli animali e marciapiedi impraticabili. Si può dire senza timore di smentita che al 75% di raccolta differenziata corrisponde il 100% di arrabbiatura. Per non parlare, infine, della visione della città, dove il massimo dell’elaborazione pizzarottiana è stata la decrescita felice.
Stupisce, in questo contesto, l’apprezzamento espresso dal sindaco del capoluogo regionale per la ricandidatura di Pizzarotti, che Merola vorrebbe addirittura “arruolare” nel campo progressista, alleato del Pd. Faccio mio, perciò, il richiamo del segretario regionale del partito, Paolo Calvano, “a tirare tutti dalla stessa parte, a Parma e fuori Parma”, giacché “il Pd ha evidenziato la necessità di costruire un progetto di governo alternativo alla giunta attuale, che si è limitata all’ordinario e non ha saputo dare a Parma ciò che la città si meriterebbe”.

Piazza Garibaldi

Primarie del centrosinistra ed elezioni

Intanto è partita la campagna delle primarie per scegliere il candidato sindaco del centrosinistra. Si voterà ai gazebo il 5 marzo prossimo e tutto il nostro campo deve sentirsi mobilitato per stimolare l’interesse dei cittadini e favorire la massima partecipazione. Il quadro è ancora molto complesso e pieno di incognite. Le primarie possono recuperare l’attenzione della città, ma il loro esito può anche non essere decisivo. Sono infatti chiare le ambiguità di prospettiva politica di alcune candidature. Questa città ha un problema: la tendenza di coloro che sono avvitati nella logica del professionismo politico a costruire catene di Sant’Antonio, comitati di affari o di interessi, che pensano alla conquista del potere per soddisfazione propria o di gruppo, relegando l’interesse generale a mera bandiera buona solo per le campagne elettorali. Parma è consapevole che ci vuole altro. La città sente la necessità di una alleanza larga, fondata sulla chiarezza dell’intesa e del progetto in una dimensione di Area Vasta. Un progetto che deve tendere a rilanciare Parma come capitale dell’agroalimentare, della lirica, dell’arte e della cultura, ma anche come città solidale e sicura, in grado di dare speranza ai più poveri e diseredati, slancio alla società civile e alla nostra economia, dopo una lunga stagione di sofferenza.

Oggi è il tempo di ricostruire e rilanciare. Serve una vera leadership, che può essere realizzata da un nuovo Patto per Parma: una sintesi virtuosa tra chi ha a cuore il bene comune della città più che gli interessi particolari. La sfida è il rilancio nell’equità, con in campo la buona politica. Oggi vedo un solo candidato che vincendo le primarie può incontrare la città che sta ascoltando, e quel candidato è Dario Costi.

A questo proposito, si allega il programma delle iniziative di Costi e una sua nota sulla campagna di ascolto della città. Per discutere sui temi delle primarie e delle prossime elezioni comunali vi invierò presto una nuova newsletter per invitarvi a ritrovarci nel mese di febbraio a Betania.

Dario Costi

L’attività parlamentare per Parma

A Roma continua il mio impegno parlamentare, sempre con un occhio di riguardo alla mia città. Anche qui qualche esempio. Con i deputati Patrizia Maestri e Giuseppe Romanini avevamo raccolto nelle scorse settimane le proteste dei pendolari per la soppressione di due treni Intercity e ci eravamo attivati con il Ministro dei Trasporti, Graziano Delrio e l’AD di Trenitalia, Barbara Morgante, per venire incontro alle richieste degli utenti. Ebbene, nei giorni scorsi il Ministro Delrio ha annunciato la firma del nuovo contratto per il servizio ferroviario “universale” Intercity Giorno e Intercity Notte e, in questo contesto, il mantenimento degli intercity 583 delle 8.09 in direzione Napoli e 590 delle 17.34 in direzione Milano, con fermate anche a Fidenza.

Un altro tema su cui sono impegnato da tempo è quello dei disagi creati dalla riorganizzazione del servizio postale. La soppressione di sportelli nelle zone disagiate e la consegna a giorni alterni della corrispondenza e dei giornali è fonte di continui disservizi, ed è perciò inaccettabile. Per questo ho presentato sul tema una nuova interrogazione parlamentare, assieme ai colleghi deputati Maestri e Romanini, chiedendo “quali iniziative il Ministero abbia in essere e in progetto per ovviare a questi disagi e per scongiurare la possibile chiusura degli uffici postali nei Comuni più piccoli”.

Nei giorni scorsi, infine, in accordo con l’onorevole Maria Luisa Gnecchi, ho inoltre presentato una interrogazione al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sul cumulo pensionistico gratuito, la nuova norma inserita nella legge di stabilità che permette a chi ha i requisiti per la pensione ma contributi previdenziali spezzettati in diverse gestioni di chiedere la riunificazione non onerosa dei contributi per andare in quiescenza. Nell’interrogazione chiedo, tra l’altro, di chiarire che l’applicazione del cumulo gratuito dei contributi da parte delle diverse gestioni coinvolte non comporta l’uniformazione al regime generale (legge Fornero), ma, al contrario, può avvenire nel rispetto dei regolamenti autonomi dei diversi enti, garantendo il principio dell’erogazione delle pensioni alle condizioni di miglior favore per gli iscritti. Inoltre, ho chiesto se non sia opportuno proporre un provvedimento che consenta a chi ha dovuto necessariamente ricorrere al ricongiungimento oneroso per poter accedere alla pensione, di chiedere la retroattività della facoltà di cumulo o, comunque, misure a compensazione della disparità di trattamento subita.

Appena arriveranno su questi temi le risposte dei Ministeri interessati, sarà mia cura comunicarvelo.

A presto,

Giorgio

Sen. Giorgio Pagliari

Organizzare le Primarie prima del referendum? Lo trovo insensato.

Le Primarie sono previste dallo statuto del Pd ma ritengo che organizzarle prima del referendum costituzionale non abbia senso. L’esito della consultazione di ottobre, al momento imprevedibile, potrebbe infatti scatenare un terremoto politico dalle ricadute anche locali”.Il senatore del Partito democratico, Giorgio Pagliari, nel corso dell’intervista, non scioglie la riserva sulla partecipazione come candidato alla corsa verso le elezioni Comunali del 2017 a Parma ma chiarisce la sua posizione dalle riforme del Governo allo scenario parmigiano.

Inevitabile una considerazione sul fatto del giorno, ovvero l’addio dell’Inghilterra dall’Unione europea.
“Brexit rischia di provocare un meccanismo di corsa a uscire di diversi Paesi che può portare alla distruzione dell’Europa unita. Sarà questo l’argomento di tutte le forze populiste alle prossime elezioni e nel contesto attuale non si può essere tranquilli perché certamente la difesa dell’Europa – che rimane una idea irrinunciabile – tra crisi economica, immigrazione e la percezione negativa che molti hanno dell’Ue intesa come establishment – oggi è complicatissima. Detto questo, l’Europa come provincia della Germania e il pareggio di bilancio come missione dell’Ue non possono reggere. C’è poi il tema drammatico dell’immigrazione: una cosa è la sacrosanta accoglienza, altra cosa è la gestione del fenomeno attraverso meccanismi chiari e un governo effettivo dei flussi. In questo l’Europa, ferma alla logica degli egoismi nazionali, ha fallito enormemente nonostante il grande coraggio e la determinazione del premier Renzi”.
Dunque un’altra cattiva notizia per il Pd dopo il recente voto amministrativo.
“Il giudizio sul voto è uno solo: è stato un risultato nettamente negativo. Però rimane una votazione aministrativa di medio termine. I giochi politici non sono ancora fatti perché c’è il referendum costituzionale e andranno valutati i risultati delle azioni messe in campo dal Governo. E’ chiaro che i tempi delle elezioni Europee sono lontani. Fra gli elementi che hanno contribuito all’esito della recente tornata elettorale ci sono sicuramente la crisi economica e il tema dell’immigrazione. Così come emerge in modo evidente che l’azione riformatrice dell’esecutivo – che ha toccato questioni importantissime della vita italiana dando risposte a domande inevase da decenni per l’incapacità della politica di decidere – ha provocato la reazione degli interessi toccati e mosso la tendenza italiana della riforma del giardino del vicino. Le riforme avviate, in parte non hanno ancora prodotto effetti percepiti in maniera diretta dalla gente mentre altre risposte – vedi il sostegno a chi non ha lavoro – sicuramente premono. Ma sarebbe ipocrita non sottolineare due altri elementi: la comunicazione da parte della maggioranza, del governo e del Pd è stata inadeguata e i provvedimenti sono poco conosciuti; in più c’è la capacità del Pd di farsi male da solo: la polemica interna ha prodotto l’immagine di un partito che sa solo litigare e parlare in politichese di astratte questioni di potere facendo apparire un disastro le riforme votate anche dagli stessi critici interni. Infine, la personalizzazione del referendum da parte di Renzi è stata sicuramente un problema anche in ragione della strumentalizzazione che di quella affermazione si è fatta. Sarebbe meglio discutere il merito di una riforma costituzioonale che a mio avviso è buona”.
A questo punto si possono fare previsioni sull’esito del referendum?
“Il gioco al tanto peggio tanto meglio è già inziato. Mi pare sia in atto nel centrodestra una riflessione per aiutare i 5 stelle a danno del Pd e del governo Renzi. Così facendo il centrodestra non legittima certo se stesso ma Grillo. Oggi con Brexit, l’esito del voto amministrativo e i segni di difficoltà che emergono dal quado politico – con una possibile crisi innescata dal centrodestra – è impossibile fare una previsione. Di sicuro il ‘no’ al referendum determinerebbe il caos”.
Si andrebbe al voto o verso un nuovo governo tecnico?
“La tesi accreditata dai più esperti è che anche in caso di vittoria del ‘no’ al referendum di ottobre la legislatura arriverebbe comunque alla sua conclusione naturale, cioè febbraio 2018, grazie a un Governo istituzionale incaricato di riformare la legge elettorale almeno nella parte che riguarda il Senato. Il risultato opposto, il successo del ‘si’, metterebbe Renzi nella condizione di dettare i tempi”.
La segreteria del Pd è stata rinviata dopo Brexit. La minoranza otterà la scissione tra l’incarco di presidente del Consiglio e di segretario del partito?
“Non credo proprio”.
Veniamo a Parma, dove la confusione anche in casa 5 stelle è tanta.
“A Parma continua una fase di transizione critica iniziata nel 2007 con l’avvento di Vignali. Si sono alternate amministrazioni dagli incerti connotati e dalla guida debole e inadeguata. Il fenomeno stesso dell’uscita dalla maggioranza di suoi componenti ritorna con Vignali e Pizzarotti ed è sintomatico. Il fatto che Parma debba pagare la lite interna al M5s e che debba essere tenuta sulla corda, anche per volontà del sindaco sulla questione della sua sospensione – espulsione, la dice lunga. Il problema principale è che in questi ultimi quattro anni è mancata la leadership del primo cittadino. Sostanzialemnte il modello Vignali non è stato modificato: al posto di uno schema alternativo si è visto un mantenimento sostanziale dello status quo, come dimostra tristemente il sistema delle partecipate e di Parma Gestione Entrate in particolare dove, per quello che si legge, rivedo la questione di Stt o di altre partecipate ai tempi di Vignali. Un sindaco non è soltanto l’amministratore del quotidiano dalle buche alle grandi opere è anche colui che deve tutelare e promuovere la città e il suo sistema economico complessivo. Deve farlo stando sulla scena e ai tavoli che contano. Quel che si vede è una azione politico amministrativa molto timida, alla ricerca più dell’effetto pubblicitario che della soluzione vera dei problemi”.
Un esempio?
“La neo sindaca di Roma Virginia Raggi ha parlato ieri di rinegoziazione del debito della Capitale con le banche. Pizzarotti, pur essendo assolutamente evidente l’esistenza delle condizioni per rinegoziare il debito a Parma, come è parso evidente dagli affidamenti bancari concessi anche quando la situazione patrimoniale del Comune non avrebbe consentito di farlo, non ha fatto nulla”.
L’assemblea di Parma del Pd è decisa a convocare le primarie prima di ottobre. Ipotesi che non sembra entusiasmarla.
“Penso che il quadro non sia così semplice come qualcuno immagina. Per certi aspetti era più semplice il contesto elettorale del 2012, anche se poi si è concretizzato il rischio – previsto da Elvio Ubaldi – del centrosinistra che ha sbagliato il rigore a porta vuota. Oggi la situazione è profondamente cambiata e la via strettamente partitica è debole. Ciò che va ricercato e portato avanti è un discorso rivolto a tutta la città, in modo molto aperto, pur senza negare la propria origine e appartanenza. Parma si sta già interrogando da tempo sulle elezioni del prossimo anno e lo sta facendo con grande responsabilità e una certa diffidenza rispetto alle logiche dei partiti. Vien detto da più parti: ‘Basta avventure, la città è in crisi e ha bisogno di un sindaco onesto, competente e capace’. Sono convinto che la ricerca di questa figura prescinda totalmente dalle etichette ma l’elemento più rilevante è che questo messaggio è trasversale a partiti e movimenti, è dei cittadini. Il rilancio di Parma deve essere una scommessa di tutti per sancire il passaggio dalle logiche degli interessi particolari che hanno dominato la stagione del centrodestra e per certi versi caraterizzano il mandato Pizzarotti a una stagione di interesse generale”.
Senatore, c’è chi sostiene che la mossa delle primarie sia stata fatta per far uscire allo scoperto i vari pretendenti. 
“Le primarie sono nello statuto del Pd ma se saranno intese come l’ennesimo regolamento di conti interno e come una nuova tappa del clima di guerra permanente, io credo che il Pd avrà una strada molto difficile davanti. Occorre trovare il comune denominatore di una scommessa collettiva che prescinde dalla questione del nome del candidato. Prima viene il recupero di una dimensione collettiva, di una immagine progettuale e di una capacità di aprire un dialogo con la città e di stare nel dialogo in modo molto aperto. Vanno create le condizioni di un confronto vero, non tattico. La partecipazione non va solo dicharata ma praticata con la più ampia parte della città possibile per portare alle primarie cittadini convinti sul piano delle proposte. Se non si ragiona su questi elementi le primarie possono anche essere apertissime ma tutto si ridurrà a una adesione che probabilmente non riguarderà neppure la totalità degli iscritti del Pd che tra l’altro oggi non sono nemmeno particolarmente numerosi.”

Questione di merito ma anche di metodo, di tempistica. 

“Il referendum rappresenta uno spartiacque anche dal punto di vista politico di una portata enorme con ricadute locali. Vincesse il ‘no’ cosa resterebbe del quadro politico attuale? E le eventuali elezioni Politiche si terranno assieme alle Amministrative o dopo? Anche questa è una considerazione che non puà essere ignorata. Ci sono elementi che vanno valutati oggettivamete. Non esiste un candidato che va bene per tutte le stagioni”.
Tradotto, un candidato scelto alle primarie a settembre potrebbe venire ‘travolto’ dagli eventi referendari. Meglio dunque aspettare novembre.
“Ripeto: il quadro politico non è ancora leggibile. E’ molto più complicato di quanto non si creda. Quali saranno le forze in campo e i candidati? Il modello sperimentato a Milano con Parisi che impatto avrebbe a Parma? In questi quattro anni non si è tenuta abbastanza alta l’attenzione sui disastri compiuti dal centrodestra, che ha finito in maniera strisciante con il non essere più gravato delle sue colpe. Ci sono persone che hanno fatto parte di quella stagione e ora da amministratori fanno lezioni sulla Scuola Europea. E il M5s con un nome diverso dall’attuale che peso avrebbe nel 2017? Se il Pd si chiude nel recinto delle logiche interne e delle formule retoriche rischia. Alle primarie, perché siano aperte, occorre che la gente partecipi. Se guardiamo indietro, al 2007 e al 2012, sono state certamente primarie di coalizione ma non si può dire che abbiano attratto in modo significativo la parte di città non schierata”.
Potrebbero essere così aperte da vedere in campo anche Pizzarotti? In una intervista ha detto che è favorevole alle primarie.
“Sarebbe capace di provare a partecipare”.
Parma è una città in crisi?
“Parma deve difendere il suo ruolo ed essere parte attiva nella costruzione di un’area vasta che non può limitarsi a Piacenza ma deve essere dell’Emilia occidentale. Parma ha bisogno della Tibre perché venga consacrata la sua centralità di snodo viabilistico. Ha bisogno di creare una sinergia tra areoporto e Mediopadana e di un grandissimo Festival Verdi, evento che può essere una delle chiavi per recuperare un discorso turistico dalle potenzialità enormi da sviluppare 12 mesi l’anno”.
Progetti e programmi da candidato in pectore ma questo Pagliari ancora non lo ammette.

Intervista rilasciata a Francesco Nani su Repubblica Parma

#Newsletter. L’attuale momento politico e l’azione riformatrice del governo

Gentilissime e gentilissimi,

anche in questo mese di giugno sono diversi e rilevanti i fatti politici – locali e nazionali – su cui voglio soffermarmi. Prima di tutto voglio però invitarvi al nostro nuovo appuntamento di comunità a Betania, venerdì prossimo, 24 giugno, alle ore 21, per parlare dell’attuale momento politico e delle riforme, a cominciare da quella costituzionale e dal referendum di ottobre, che è decisivo per consolidare l’azione riformatrice del governo Renzi e per l’Italia.

Buona lettura

 

Il risultato elettorale nelle città

Il risultato è negativo, ma incentrare la sconfitta su Roma non ha senso. Non si poteva che perdere per le responsabilità assunte in precedenza: dalla gestione della crisi Marino, alla scelta dei candidati, fino alla vicenda di mafia capitale. Torino è il risultato più significativo, perché non è bastato un sindaco autorevole e che ha governato bene per impedire un esito negativo. Milano è il risultato più soddisfacente. Complessivamente abbiamo perso 19 ballottaggi su 20 ed è evidente che la coalizione anti PD si aggrega ai 5 Stelle. Ma siamo di fronte a un risultato amministrativo, a un campione limitato, mi sembra problematico trarre considerazioni politiche definitive. Ai Governi in carica è già capitato di perdere tornate di questo tipo. Il dato più clamoroso è l’astensione: De Magistris a Napoli grida al trionfo con il 15% dei consensi. Vi invito a riflettere su questa situazione. Da un lato abbiamo il contesto complessivo legato alla crisi economica, alle misure del Governo che non si sono ancora tradotte in effetti positivi, il tema dell’immigrazione e della sicurezza. Dall’altro, nel Pd, la comunicazione che non riesce a trasmettere i risultati, ma solo le ‘guerre interne’, il politichese, aspetti che danno l’idea di un partito diviso.

La riforma della Pubblica Amministrazione

Sul piano nazionale, le novità che ci riguardano più da vicino sono due: la prima l’hanno potuta constatare i molti milioni di italiani che il 16 giugno scorso non hanno più pagato la tassa sulla prima casa perché il governo ha abolito la Tasi; la seconda riguarda i decreti attuativi della riforma della Pubblica Amministrazione, che come sapete mi ha visto relatore al Senato. L’aspetto che è finito sulle prime pagine dei giornali è quello della “lotta ai furbetti del cartellino” che timbrano senza andare a lavorare. In questi casi, la nuova normativa prevede la sospensione immediata dal servizio con dimezzamento dello stipendio quando il dipendente infedele viene colto in flagranza, e il licenziamento entro 30 giorni quando il reato è stato dimostrato. Ma non c’è solo l’aspetto punitivo. La riforma tende a rimettere al centro del pubblico impiego l’etica, la correttezza e le motivazioni di chi ci lavora, che deve essere di esempio e non di dileggio. E affinché i lavoratori pubblici siano il motore della riforma, il governo ha annunciato il rinnovo del contratto di lavoro, scaduto da diversi anni e fonte di demotivazione e continue tensioni.

Oltre a questo, sono molti gli aspetti innovativi della riforma. Dalla rivoluzione digitale alla trasparenza, dal silenzio-assenso ai tempi certi per le risposte ai cittadini e alle imprese che voglio investire, dalla semplificazione amministrativa alle nuove norme per le attività produttive e i lavori nel campo dell’edilizia. Alla giungla di permessi e rimandi da ufficio a ufficio di prima, a un unico documento in un unico sportello pubblico, o anche per via telematica. Un mio emendamento ha introdotto l’accesso civico, ovvero la maggiore facilitazione per tutti di poter accedere agli atti della pubblica amministrazione. Un altro aspetto, rilevante soprattutto per le amministrazioni locali, è quello sulle Conferenze dei servizi, che dovranno concludersi al massimo entro 5 mesi.
Le slide di sintesi sulla riforma costituzionale:

Le slide di sintesi sulla riforma costituzionale

 

Le iniziative del governo sul sociale

Diverse sono anche le novità prodotte dal governo Renzi e dalla maggioranza che lo sostiene sul piano sociale. E’ stata approvata la legge “Dopo di noi” che con uno stanziamento di 180 milioni di euro in tre anni assicura assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare, di cui sono stato uno dei firmatari. E’ una conquista importante di civiltà e stupisce (ma neanche troppo) che abbia ricevuto il voto contrario dei Cinquestelle. E’ stata inoltre approvata la legge di riforma del Terzo Settore, che valorizza il volontariato, favorisce l’attività del mondo no-profit e sviluppa la sussidiarietà e collaborazione tra pubblico e privato. Sempre in campo sociale, significativa è poi l’iniziativa presa dal ministro delle riforme e pari opportunità, Elena Boschi, per rafforzare attraverso la stanziamento di nuovi fondi l’attività di informazione, educazione e prevenzione nelle scuole contro il fenomeno del femminicidio, diventato negli ultimi tempi una vera e propria emergenza nazionale. Per restare in tema, ricordo l’emendamento che ho presentato per contrastare, attraverso l’inasprimento delle pene, i maltrattamenti sui bambini e gli anziani, nelle scuole per l’infanzia e nelle case di riposo. L’esame di questo provvedimento è tuttora in corso in Parlamento.

 

Clicca sull’immagine per conoscere il testo della legge sul “Dopo di noi”

Approvata in via definitiva la legge sul "Dopo di noi"

 

E le nuove scivolate della giunta Pizzarotti

Infine le cose di casa nostra, a Parma. Dopo l’avviso di garanzia al sindaco per le nomine al teatro Regio, per un mese siamo stati costretti a sorbirci l’assai poco appassionante tiritera nei Cinquestelle tra Pizzarotti e Grillo sulla sospensione-riabilitazione-espulsione del primo cittadino dal suo movimento. Il governo della città intanto è sempre più debole, per non dire assente. E ora che la resa dei conti è stata rinviata a dopo le elezioni, il pelide Federico pensa di superare la sua inadeguatezza e quella della sua amministrazione buttandola in caciara. Dichiara in consiglio e scrive su Facebook che io avrei detto “una baraccata di balle” perchè volevo la nomina di “una ben precisa candidata” per il Regio: ne risponderà nelle sedi opportune se non chiederà scusa pubblicamente. E’ tipico dei politicanti alla disperata ricerca del fango l’attribuire agli altri le proprie logiche e comportamenti uguali ai propri. E’ chiarissimo infatti che ha scelto chi gli è stato detto di scegliere! Ha chiuso una selezione pubblica, che gli doveva servire come paravento di decisioni già prese e che comunque poteva consentire di scegliere persone con competenze indiscusse ed internazionali, per scegliere una persona assolutamente rispettabile ma oggettivamente priva di competenze dirigenziali e in campo lirico, al punto da doverle affiancare una consulente. La storia, purtroppo, ha fatto il giro dell’Italia e non in positivo.

Una vicenda, quella del Regio, che conferma la mancanza di visione e progettualità che contraddistingue questa sindacatura, “grazie” alla quale Parma – senza l’azione anche mia e dei colleghi Maestri e Romanini – avrebbe perso, ad esempio, il Tar, non avrebbe uno dei trenta poli museali nazionali, avrebbe perso l’aeroporto e non potrebbe ultimare la Scuola per l’Europa. E i “treni” dell’area vasta e di tutte le altre partite del rilancio di Parma – compresa quella culturale più complessiva – passano senza fermarsi.

La notizia che la Scuola per l’Europa sarà finalmente ultimata non può che essere accolta con soddisfazione, ricordando che sarà così finalmente onorato il patto dell’insediamento dell’ EFSA e che sarà chiusa una pagina di inconcludenza amministrativa, che ha attraversato le due ultime giunte comunali. E’ per me motivo di orgoglio l’aver contribuito a sbloccare la situazione, presentando ed ottenendo l’accoglimento dell’emendamento che ha sbloccato i € 3,9 milioni, che hanno reso possibile la ripresa dei lavori. Una riprova – mi sia consentito in questo momento di frementi e gratuite polemiche “sindacali” – che il mio impegno per Parma e Provincia c’è, a prescindere dalle logiche di schieramento.

Infine le vicende torbide delle false notifiche delle multe da parte di Parma Gestione Entrate – su cui aspettiamo ancora l’esito dell’indagine interna annunciata dalla Giunta – e dell'”attenzionamento” intimidatorio da parte dei vigili urbani di tre oppositori – due esponenti del Movimento Nuovi Consumatori e del direttore del quotidiano online ParmaDaily.it, Andrea Marsiletti – senza che vi fosse nessuna disposizione o indagine da parte della magistratura. Una vicenda, quest’ultima, gravissima, su cui i parlamentari Dambruoso (questore della Camera), Benamati, Maestri, e Romanini, assieme al sottoscritto, hanno presentato un’interrogazione alla Camera e al Senato per conoscere quali misure il Ministro intenda adottare per accertare l’accaduto.

Scrivetemi le Vostre opinioni a info@giorgiopagliari.it o anche su Whatsapp o Telegram.

A presto,

Giorgio