La coerenza perduta del mondo del No

Il variegato mondo del No al referendum è unito dall’incoerenza: quella di respingere ciò che per decenni si è condiviso. Una incoerenza testimoniata dai documenti sulla infinita storia della riforma costituzionale dimenticando come molti Padri Costituenti, già dal 1948, fossero convinti che il bicameralismo paritario dovesse essere rapidamente superato.

La differenziazione della competenza legislativa tra Camera e Senato era già presente nelle conclusioni delle Commissioni Bozzi (1983) e De Mita-Iotti (1992), che proposero un modello caratterizzato dalla competenza legislativa piena della sola Camera dei Deputati e dal solo potere di osservazione correttiva del Senato sulle leggi approvate dalla Camera. Il bicameralismo paritario restava invece, allora come oggi, per le leggi costituzionali, elettorali, sull’organizzazione e il funzionamento delle istituzioni, sulle minoranze linguistiche e sui trattati internazionali.

La commissione Speroni (1994) giunse a proporre “un modello di bicameralismo differenziato”, nel quale le due Camere differivano per composizione e funzioni: Camera eletta a suffragio universale, Senato composto per metà da rappresentanti delle Regioni e per metà da rappresentanti dei Comuni e delle Province “eletti in modo indiretto”, competenza legislativa unica della Camera, paritaria solo in materia costituzionale e per le altre materie già indicate dalle due precedenti Commissioni.

Schema simile con la Commissione D’Alema (1997), che prevedeva l’elezione diretta a suffragio universale anche dei senatori; con la Riforma Berlusconi (2005), bocciata dal referendum nel 2006, che prevedeva un Senato federale con 200 senatori eletti contestualmente all’elezione dei Collegi regionali; e con la Riforma Violante (2012), approvata all’unanimità dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera, che prevedeva per il Senato elezioni di secondo grado.

Le riforme D’Alema, Berlusconi e Violante modificavano anche la forma del governo, introducendo, le prime due, forme di semipresidenzialismo (quella di Berlusconi addirittura attribuiva al premier il potere di sciogliere le Camere) e, la terza, un cancellierato forte alla tedesca, grazie all’introduzione della sfiducia costruttiva.

Infine, l’attuale riforma del bicameralismo è stata raccomandata dalla Commissione dei saggi istituita da Giorgio Napolitano nel 2013, di cui erano componenti consenzienti il professor Onida ed il senatore Quagliariello, oggi accaniti oppositori … di se stessi.

Mi chiedo: come fanno tutti questi personaggi e i partiti del fronte del No a gridare alla “deriva autoritaria” o alla “riforma incomprensibile, mal scritta o pasticciata”, di fronte ad un disegno di legge che ricalca i loro? C’è una spiegazione sola: la convenienza politica di parte messa davanti a tutto, anche all’interesse generale. E c’è un solo obiettivo: la vittoria (di Pirro) contro Renzi, sconfiggere l’odiato nemico per fermare il superamento del sistema politico attuale, che blocca il Paese ma è funzionale agli interessi della Casta.

A presto,

Giorgio


#Newsletter. Le buone notizie – L’approvazione in Senato del finanziamento per il Festival Verdi

Gentilissime e gentilissimi,

La giornata di ieri a Parma è trascorsa velocemente con la visita istituzionale del Presidente del Consiglio Matteo Renzi presso il pronto soccorso di Fidenza, la Chiesi farmaceutici e il Tecnopolo della nostra Università. Si è conclusa poi con la più importante, finora, iniziativa a Parma a favore del Sì al prossimo referendum del 4 dicembre. Vi invito calorosamente a continuare il vostro fondamentale impegno nelle poche settimane che ancora ci separano da questo storico appuntamento.

Presidente Matteo Renzi a Parma con il nostro partigiano Soemo Alfieri

Dedico questa newsletter poi, interamente, a una buona notizia per Parma che probabilmente conoscete già, che mi ha visto impegnato in prima persona e che mi fa sentire orgoglioso del risultato raggiunto: l’avvenuta approvazione in Senato, all’unanimità, con una sola astensione, del disegno di legge a prima firma mia e del presidente del Gruppo Pd, senatore Zanda, che inserisce il Festival Verdi di Parma e Busseto tra i pochi Festival lirici riconosciuti di eccellenza dallo Stato italiano e che, per questo motivo, riceveranno a partire dal 2017 un finanziamento tabellare, fisso e garantito, di un milione di euro l’anno. Il primo, sospirato traguardo è stato dunque raggiunto. Il disegno di legge passa ora alla Camera, forte di quel voto unanime che costituisce la migliore “lettera di referenze” possibile per la sua approvazione definitiva.

Si può ragionevolmente essere ottimisti sulla conversione in legge, in tempi rapidi, del ddl. Idealmente, dopo l’approvazione del Senato, ho passato il testimone all’onorevole Patrizia Maestri, prima firmataria alla Camera di identico disegno di legge, e all’onorevole Giuseppe Romanini, con i quali ho condiviso lo sforzo per la promozione del nostro Festival. Portare all’approvazione leggi di questo tipo non è mai facile, perché rischia di prevalere la lettura localistica e il gioco delle “gelosie”. Così non è stato in questo caso. Con il nostro impegno parlamentare, continuato e insistito, e grazie al sostegno pieno del Gruppo Pd, dei ministri  Franceschini e Boschi e dello stesso Presidente del Consiglio, Renzi, l’obiettivo è stato raggiunto. Alla fine è prevalsa anche tra gli altri Gruppi del Senato la lettura oggettiva della questione, con la presa d’atto della valenza nazionale ed internazionale del Festival Verdi, come per il Rossini Opera Festival, il Festival dei due Mondi, il Ravenna Festival e il Festival Pucciniano di Torre del Lago.

Legge sul Festival Verdi di Parma e Busseto

Sul piano politico, poi, questa vicenda dimostra una volta di più l’attenzione del Governo e del Pd per Parma, a prescindere dal colore dell’amministrazione locale. Cosa, questa, inversamente proporzionale al comportamento tenuto dalla Giunta Pizzarotti nei nostri confronti. Non si può non sottolineare, infatti, come in questa vicenda  l’amministrazione comunale si sia prima affiancata solamente all’iniziativa parlamentare della senatrice ex grillina Mussini, ora Gruppo Misto, salvo poi, quando il suo emendamento per il finanziamento del Festival nell’ambito della legge di stabilità 2016 è stato affossato per volontà primaria proprio del Gruppo Cinquestelle, incolpare il Pd di non avere sufficientemente sostenuto quella battaglia. Fino alla reazione tragicomica del sindaco quando il nostro disegno di legge è stato approvato dal Senato: ha ringraziato la senatrice Mussini e non ha nemmeno nominato i parlamentari parmigiani del Pd. Un atteggiamento, lasciatemelo dire, da piccolo uomo oltre che da piccolo sindaco.

In pillole, la storia recente del riconoscimento del Festival Verdi è la seguente. Dopo i tentativi infruttuosi del 2013 e del 2014 di ottenere il finanziamento statale nell’ambito delle Leggi di Stabilità, io e l’onorevole Maestri scrivemmo e presentammo, rispettivamente al Senato e alla Camera, il disegno di legge ora approvato. Nell’aprile scorso, l’inclusione del Festival Verdi di Parma e di Busseto nella legge dei Festival lirici con la conseguente assegnazione di un finanziamento tabellare di 1 milione di euro l’anno, ottenne l’avvallo del  ministro della Cultura, Franceschini, e il via libera della Commissione Bilancio del Senato. Fino al voto unanime dell’ottobre scorso da parte del Senato, in seduta plenaria. Ora aspettiamo con fiducia l’approvazione della Camera.

Poi, una volta che l’inserimento del Verdi tra i grandi Festival sarà legge, bisognerà pensare in grande, ragionare su un progetto di lunga prospettiva per un evento fondamentale per Parma e Busseto, che deve avere in queste due città il suo epicentro ma che deve anche saper guardare al mondo, perché quello è il suo naturale palcoscenico. Ci vorranno una giusta dose di ambizione, la massima collaborazione tra Parma e Busseto, la scelta di adeguate partnership, pubbliche e private, e una guida molto più autorevole e decisa di quanto lo è stata in questi ultimi anni. Uno scenario possibile, a condizione che si assuma la scommessa collettiva e non ci si avviti nella spirale degli “interessi di bottega” o del “piccolo tornaconto”, che già molti danni hanno causato a Parma in molti settori, compreso quello teatrale.

Il Teatro Regio di Parma

Com’è stato chiaro, del resto, anche nella vicenda delle nomine dei nuovi vertici del Teatro Regio. L’aver aperto una procedura di selezione pubblica per poi chiuderla perché non andavano bene al sindaco e alla giunta le professionalità selezionate dalla competente commissione, e procedere quindi alla nomina diretta di due “fedelissime” come direttore generale della Fondazione e come sua consulente, rimane una brutta pagina amministrativa per Parma e per il prestigio del suo Teatro. Rivendico pienamente la mia personale battaglia contro quell’esempio di malapolitica, scarso senso dell’etica e mancata trasparenza. Rivendico appieno la mia scelta di presentare un esposto alla magistratura sul caso, anche dopo l’archiviazione dell’inchiesta penale per abuso d’ufficio a carico del sindaco e degli altri indagati. La motivazione del provvedimento di archiviazione, infatti, non cancella nessuna delle ombre che si sono viste in quella vicenda; anzi, conferma la totale fondatezza della mia denuncia.

Scrivono tra l’altro i giudici: “Si ritiene che l’aver proceduto a nomina diretta, dopo l’annullamento della precedente procedura ricognitiva, possa essere fondamentalmente ritenuta una condotta connotata da violazione di norme di legge o regolamento…”. “Non si ritengono dirimenti le giustificazioni addotte per la chiusura della procedura… con gli indagati che hanno segnalato esserci una sorte di sfiducia nell’operato della commissione…”. “Si ritiene, pertanto, che sussista una rappresentazione di una potenziale illegittimità dell’atto adottato…”.

E ancora: “In ordine all’ipotesi di ingiusto vantaggio patrimoniale procurato…, si deve ritenere ingiusta l’attribuzione della posizione lavorativa alle dipendenze della pubblica amministrazione in favore della Meo e della Minghetti, proprio in forza dell’illegittimità dell’iter procedimentale utilizzato per giungere a dette attribuzioni…”.

Infine: “Vero nodo problematico è quello afferente il dolo intenzionale di evento, ovvero l’ingiusto profitto volontariamente procurato a terzi… tale prova non si ritiene sia stata raggiunta nel caso in specie…”.

Adesso si capisce perché il sindaco non ha accolto la mia richiesta di rendere pubblica la motivazione. Mi sembra proprio che avesse ragione chi, dall’opposizione, aveva chiesto le dimissioni del sindaco per quella vicenda.

Ci si chiederà: ma allora perché Pizzarotti è stato assolto? La risposta dei giudici è che è mancata la prova del “dolo intenzionale”, che c’è stato solo un “dolo generico”. La risposta della città non può che essere questa: la vicenda delle nomine al Regio è stata e rimane uno scandalo sul piano politico, culturale ed etico, anche se penalmente non è stata ritenuta perseguibile.

A presto,

Giorgio

PS: Colgo l’occasione per rinnovarvi l’invito a partecipare domani sera, giovedì 10 novembre, alle ore 21, ad un incontro presso la Comunità Betania di Marore per una chiacchierata, che possiamo definire di “metà percorso”.

Giorgio Pagliari

Tre grandi mistificazioni del “no” al referendum del 4 dicembre

Nel dibattito in corso sul referendum i sostenitori del “no” sostengono tre grandi mistificazioni: 1) che la riforma costituzionale rappresenti un pericolo per la democrazia, 2) che il nuovo Senato sia un pasticcio e 3) che il combinato disposto tra riforma e Italicum porti al presidenzialismo autoritario.

A smontare la prima accusa ci hanno pensato, meglio di tutti, 56 ex presidenti della Corte Costituzionale e autorevoli professori di Diritto costituzionale che con una argomentata lettera hanno negato che esista questo rischio. La riforma, infatti, non modifica la forma di governo, che resta parlamentare, ma cerca di razionalizzare e adattare ai nostri tempi il ruolo del Parlamento distinguendo le funzioni della Camera da quelle del Senato in coerenza con quanto sottolineato dagli stessi padri costituenti. Del resto, se fosse fondato l’allarmismo degli oppositori, l’intera classe politica degli ultimi trent’anni andrebbe accusata di aver attentato alla democrazia, giacché tutte le  commissioni parlamentari finora costituite per la riforma costituzionale hanno affrontato la questione del superamento del bicameralismo perfetto: dalla Bicamerale presieduta da D’Alema, alla legge di Berlusconi, fino dalla proposta Violante del 2012, tutti hanno prospettato lo stesso schema parlamentare contenuto nella Riforma Boschi. Ogni commento sulle posizioni di alcuni “protagonisti” di questa competizione referendaria appare, perciò, superfluo.

Nel merito, il bicameralismo proposto dalla Riforma Boschi disegna un Parlamento funzionale anche alla mutata realtà istituzionale del Paese; basta pensare al ruolo assunto dalle Regioni (che nel 1948 e fino al 1970 erano solo sulla carta) e dai Comuni. Nel nuovo assetto istituzionale la Camera dei Deputati – che rimane l’unica camera politica eletta in rappresentanza dei cittadini su base nazionale – svolge la funzione tipica della democrazia rappresentativa: quella di dare voce al popolo tramite i rappresentanti scelti dagli elettori. Il nuovo Senato – composto da consiglieri regionali e sindaci, privo della sua attuale funzione politica e rappresentativo delle comunità territoriali-  assolve invece alla funzione di dare alle Autonomie locali un luogo di maggiore rappresentanza istituzionale dei territori. In tal modo si realizza la sintesi tra l’articolo 1 della Costituzione (la sovranità appartiene al popolo) e l’articolo 5 (la Repubblica riconosce e garantisce le autonomie) e si crea un punto di equilibrio avanzato del principio di sussidiarietà postulato dall’articolo 118, quarto comma, della Costituzione.

Fino ad ora non ho sentito nessuno criticare, con argomentazioni di merito, questa impostazione, che è però la struttura portante della riforma. Ho apprezzato, invece, l’onestà intellettuale del professor Valerio Onida che, in un recente dibattito a Roma nel quale ho avuto l’onore di essere il suo interlocutore, ha riconosciuto che il modello in sé è valido, pur ritenendolo tecnicamente mal costruito e non sostenibile.

La seconda mistificazione è quella relativa alla riforma “scritta male”. Non una obiezione di merito ma di forma, dunque, che però per i sostenitori del “no” sarebbe sufficiente a “buttare via il bambino con l’acqua sporca”. Ciò premesso, perché sarebbe mal scritta? Per via soprattutto dell’articolo 70 che elenca dettagliatamente le materie di competenza paritaria tra Camera e Senato. Orbene, il tema della suddivisione delle competenze richiede da parte del legislatore il massimo di attenzione, come insegna la lunga sequela di ricorsi per conflitto di attribuzione in materia legislativa tra Stato e Regioni. Quella elencazione, di faticosa lettura, ha quella origine, e trova un precedente assai significativo nella legge fondamentale tedesca, con le norme che riguardano la distinzione tra Bundestag e Bundesrat. La riforma sarebbe, inoltre, mal scritta e tecnicamente errata perché prevede troppe modalità differenziate sul potere di rinvio del Senato per le leggi approvate dalla Camera. Ma tale differenziazione era doverosa, anzi obbligata, giacché è evidente che un conto è rinviare alla Camera una legge ordinaria e un conto è rinviare la legge di bilancio.

La terza e ultima mistificazione riguarda il cosiddetto combinato disposto tra legge costituzionale e legge elettorale che renderebbe potenzialmente “autoritaria” la nuova Carta. Una tesi priva però di un substrato sostanziale sia sul piano giuridico formale sia su quello politico. Sotto l’aspetto giuridico, infatti, occorrerebbe dimostrare che la riforma può funzionare soltanto con l’Italicum, ed è emblematico che nessuno abbia sostenuto questa amenità, mentre sono tanti a fondare la loro opposizione alla riforma costituzionale soltanto con le critiche alla  legge elettorale. Che è come dire: la riforma costituzionale potrebbe anche andare bene, ma non va bene la legge elettorale, per cui per fermare la legge elettorale bisogna fermare la riforma costituzionale.

La legge elettorale verrà sicuramente migliorata, ma è tutto tranne che un modello totalitario. Va ricordato, a questo proposito, che sistemi maggioritari sono in vigore in molte delle democrazie più consolidate, e proprio per garantire meglio la dialettica democratica: con la  maggioranza che ha il diritto-dovere di governare e l’opposizione che fa l’opposizione. Abbiamo vissuto 25 anni di esasperato consociativismo durante i quali questa dinamica essenziale della democrazia è stata sostanzialmente sospesa, con gli effetti che tutti abbiamo potuto vedere. Restituire la piena responsabilità  della scelta della maggioranza di governo al popolo risponde quindi, pienamente, al principio costituzionale della sovranità popolare, nonché all’esigenza di introdurre la forma più fisiologica nella dialettica tra le forze politiche.

Una democrazia in crisi ha bisogno di recuperare credibilità e ciò non può avvenire che restituendo efficienza, funzionalità e capacità decisionale alle istituzioni. Questo è lo sforzo compiuto dal Governo e dalla maggioranza e questa è l’opportunità su cui saranno chiamati a decidere i cittadini, ai quali il 4 dicembre spetterà di scegliere se restare nel sistema parlamentare bloccato di oggi, con 945 parlamentari, o trovare un modello semplificato e alleggerito di 215 parlamentari.

A presto,

Giorgio

Le cose da sapere sulla riforma costituzionale

Gentilissime e gentilissimi,

proprio in questi giorni il Presidente Mattarella ha definito il dibattito in corso sul referendum costituzionale previsto per il prossimo autunno “surreale come la caccia ai Pokémon”. Concordo con lui; è necessario dirimere la confusione in corso ristabilendo l’attenzione sui contenuti reali per cui saremo chiamati ad esprimere il nostro voto come cittadini. Con questo breve messaggio vorrei aiutarvi ad orientare la vostra riflessione in merito alla riforma costituzionale inviandovi una serie di materiali informativi.

Vorrei inoltre informarvi che a Parma è stato costituito il Comitato ParmaSì per il Sì al referendum sulla riforma costituzionale e che potete aderire al comitato o semplicemente partecipare alle iniziative scrivendo a partecipa@parmasi.it oppure consultando la pagina web www.parmasi.it ed i diversi canali online.

Comitato ParmaSì

Vi segnalo, infine, che venerdì 5 agosto, alle ore 21, sarò alla Festa dell’Unità di Salsomaggiore Terme e Fidenza per discutere proprio della riforma costituzionale. Vi invito, quindi, a partecipare ed eventualmente a prepararvi tutte quelle domande che vi serviranno per fare chiarezza e per esprimere con più consapevolezza il vostro voto in autunno.

Scrivetemi, come sempre, le Vostre opinioni a info@giorgiopagliari.it o anche su Whatsapp o Telegram.

A presto,

Giorgio

 

Referendum costituzionale. Alcune cose da sapere.

Le ragioni del Sì
La riforma in pillole | Domande e risposte
La riforma costituzionale spiegata bene (di Salvatore Vassallo)
Guida alle ragioni della riforma costituzionale (di Carlo Fusaro)
Testo a fronte della Costituzione vigente e della riforma

Video sulla riforma
30 anni di falliti tentativi di riforme

Le bufale contro la riforma costituzionale
Le false ragioni del NO
Lettera aperta ai professori di diritto costituzionale del NO (di Roberto Bin)
Il Concilio degli emeriti (di Elisabetta Gualmini e Salvatore Vassallo)
Gli errori del No (di Stefano Ceccanti)

#Newsletter. I Piccoli-Grandi gesti che accendono la speranza di un futuro migliore.

Gentilissime e gentilissimi,

sono diversi e rilevanti i fatti politici di questo mese da commentare, ma voglio cominciare da due piccoli-grandi episodi di vita quotidiana che riconciliano con il civismo e la speranza di un futuro migliore, entrambi avvenuti sugli autobus. Il primo è il gesto dell’autista Tep, Emanuele Sanfilippo, che ha ritrovato un portafoglio con 300 euro dimenticato sul bus della linea 6 e lo ha restituito. “Sapere che è tornato alla proprietaria è stata la gioia più grande”, ha poi dichiarato. Il secondo episodio ha visto protagonista Luca, il bimbo di 10 anni che dopo aver smascherato un borseggio e aver visto la disperazione dell’anziano che lo aveva subito, ha donato alla vittima la sua paghetta di 20 euro. Ecco, queste sono le cose che rincuorano; questa è la città che tutti vorremmo, dove ci piace vivere.

 

Buona lettura

Voglio aprire questa newsletter invitandovi tutti all’incontro pubblico con il Ministro per i rapporti con il Parlamento e le Riforme costituzionali, Maria Elena Boschi, organizzato dal Partito Democratico di Parma per venerdì 27 maggio alle ore 16.30 nella Sala Righi della Tep, in via Baganza, 9. Sarà una importante occasione per discutere della Riforma costituzionale in vista del Referendum confermativo di ottobre e per lanciare l’iniziativa dei Comitati per il Sì che si stanno costituendo in tutta Italia, Parma compresa. Su questo tema ci sono molte contraddizioni da parte di chi dice no. Ho avuto modo di intervenire con una riflessione pubblicata da l’Unitá (che trovate qui) inoltre ho firmato con altri 70 Senatori iscritti all’ANPI questa lettera indirizzata al Presidente Smuraglia.

 Parma e il pasticciaccio a 5 stelle

E veniamo alla politica, con l’avviso di garanzia al sindaco, Federico Pizzarotti, e all’assessore alla cultura, Laura Ferraris, nell’ambito dell’indagine avviata dalla magistratura sulle nomine dei vertici del Teatro Regio. La vicenda è nota. Per scegliere il nuovo direttore generale del Regio la giunta aveva aperto con un avviso pubblico una “ricognizione esplorativa”. Le domande (una trentina) erano state vagliate da un’apposita commissione che aveva selezionato sette candidati, tutti con curriculum eccellenti, ma evidentemente non graditi al sindaco e all’assessore. La giunta aveva poi ignorato l’esito dell’esplorazione e proceduto subito dopo alla nomina diretta della nuova direttrice (Anna Maria Meo) e di una sua consulente (Barbara Minghetti). Una procedura anomala con l’aggravante di chiare interferenze politiche sul lavoro della commissione esaminatrice, che a suo tempo sollevò un coro di critiche bipartisan e convinse il sottoscritto a denunciare pubblicamente la cosa e a presentare un esposto alla magistratura.

Sul “caso” si è poi aperta, tra Pizzarotti e il vertici del M5S, una guerra intestina dal sapore tragicomico, tutta giocata sui social e non nelle istituzioni e nel confronto con la città, che la dice lunga sulla confusione e l’inaffidabilità democratica e di governo di quel Movimento. Con un post pubblicato sul sito di Beppe Grillo, il sindaco è stato sospeso dal movimento perché ha tenuto nascosto l’avviso di garanzia e su di lui incombe ora la minaccia dell’espulsione; Pizzarotti ha risposto minacciando il ricorso in Tribunale. E mentre i grillini dell’una e dell’altra fazione se le danno di santa ragione, emergono le contraddizioni di un movimento che è giustizialista con gli altri e garantista con se stesso, che dà lezioni di moralismo a tutti ma poi si infarina con la storia delle multe per divieto di sosta cancellate per “via breve” (tramite ricorso del comandante dei vigili, senza passare per le normali vie procedurali). Per di più, mentre il governo di Parma va sempre più alla deriva e la città, per colpa di questi campioni d’onestà e trasparenza, perde un’opportunità dietro l’altra, fanno capolino vicende inquietanti come quella dell'”attenzionamento”, cioè delle indagini della Pollizia municipale non autorizzate o disposte dall’autorità giudiziaria nei confronti di “oppositori” sgraditi alla giunta, come il presidente del Movimento Nuovi Consumatori e il direttore di ParmaDaily.

 Risultati importanti

Voglio informarvi di due iniziative che ho preso in Senato in favore delle cooperative sociali e delle imprese. Nel primo caso, le leggi di stabilità 2013 e 2016 hanno introdotto un aumento significativo dell’aliquota agevolata IVA per le prestazioni sociali erogate dalle cooperative generiche e dalle cooperative sociali. Sull’applicabilità o meno di tali aumenti sui contratti in essere c’era però molta incertezza, con il rischio che molte cooperative vedessero stravolti e non più sostenibili i propri piani finanziari. Ho presentato un’interrogazione in Commissione Finanza e la risposta del Ministero, arrivata nei giorni scorsi, è positiva sia per le coop sociali sia per gli utenti. Gli aumenti fiscali incideranno solo sulle nuove operazioni economiche e non su quelle già in essere, e comunque non riguarderanno i contratti governati da convenzioni stipulate in precedenza.

Nel secondo caso, con la vice presidente del Senato, Valeria Fedeli, ho firmato una proposta di legge per aiutare le imprese, in particolare quelle piccole e medie, che rischiano di fallire in conseguenza dei mancati pagamenti da parte delle aziende per cui lavorano. Abbiamo accolto la sollecitazione di Confartigianato e presentato un emendamento al decreto banche che dovrebbe permettere di estendere l’applicazione del Fondo antiusura agli imprenditori e lavoratori autonomi vittime incolpevoli di mancati pagamenti di crediti commerciali per reati di truffa aggravata, insolvenza fraudolenta, estorsione, false comunicazioni sociali a danno dei creditori. Se l’emendamento verrà approvato, la norma potrà essere immediatamente applicata, senza attendere provvedimenti attuativi, con effetti positivi sulle aziende oneste messe in crisi dai comportamenti dolosi dei propri debitori.

 P.S.


La notizia della ripartenza dei lavori della Scuola per l’Europa mi riempie di soddisfazione.

Studenti e Famiglie usciranno dall’incertezza; Parma avrà finalmente la sede definitiva della Scuola, adempiendo agli accordi per l’insediamento dell’EFSA ed eliminando un alibi a chi vorrebbe che fosse rivista l’assegnazione dell’Authority all’Italia e a Parma.

Come presentatore dell’emendamento che ha consentito l’utilizzo di € 3,9 milioni e la conseguente ripartenza del cantiere, confesso che mi riempie di gratificazione vedere concretizzato positivamente il paziente lavoro parlamentare.

 

Scrivetemi le Vostre opinioni a info@giorgiopagliari.it o anche su Whatsapp o Telegram.

 

A presto

 

Giorgio