Valori, appunto, non formule ideologiche. La proposta di Carlo Calenda

La difesa dell’orticello (sempre più piccolo) o la sfida aperta? Questo è il dilemma, che, a giudicare dal dibattito, ha posto la proposta di Carlo Calenda almeno a una parte del mondo politico.

La singolarità della vicenda sta nel fatto che questo dilemma arrovella, in particolare, quella parte del mondo politico che Calenda ha dichiarato di non voler avere come compagno di viaggio.

Sotto questo profilo, l’episodio non avrebbe interesse alcuno, essendo da ascriversi al gioco di interdizione, che appare ormai essere l’occupazione (quasi esclusiva) di certo ceto politico.

Il quesito, oggettivamente considerato, invece, ha una sua attualità anche rispetto alla vicenda congressuale del PD, come ha dimostrato anche l’assemblea congressuale di ieri.

Esso, infatti, può essere tradotto nel seguente: quale funzione e quale ruolo per il PD?

La difesa dell’orticello è il ritorno ad un partito identitario e ideologico, quale non è mai stato e non può essere il PD; la sfida aperta è l’orizzonte di un partito, che vuole attuare i valori costituzionali della tutela della persona umana, della solidarietà e dell’uguaglianza.

Valori, appunto, non formule ideologiche.

Valori, che richiedono un’attualizzazione e una declinazione nel mondo attuale globalizzato e rivoluzionato della crisi economica del 2008 non ancora superata.

E’ questa una prospettiva antitetica a quella ideologica, al ritorno al passato, perché ha insita in sé un’istanza riformatrice. E quest’ultima richiede un’apertura al dialogo, alla democrazia delle diversità e delle condivisioni larghe, alla democrazia della responsabilità collettiva.

Personalmente, direi: pane per i denti del PD, del nuovo PD, che deve superare la sua causa generatrice, cioè l’alleanza contro la deriva berlusconiana, e deve ritrovare le ragioni della sua esistenza e della sua azione proprio nell’istanza riformatrice funzionalizzata alla creazione di un modello di società solidale e giusta, non fondata sulla contrapposizione ideologica o pseudoideologica.

Vedo, però, (non mi riferisco al manifesto degli europarlamentari), spinte opposte, nostalgie per il partito di lotta, per il partito a vocazione minoritaria.

La proposta di Calenda è giustamente antitetica a tutto questo e, sotto tale profilo, è una sfida cruciale per lo stesso PD, che, se dovesse finire per guardare indietro, perderebbe – io credo – irrimediabilmente il tram.

Parliamoci chiaro: la proposta può portare al superamento del PD, ma del PD che, restando ancora alla logica dell’orticello, non sarebbe più tale.

QUI, il Manifesto di Carlo Calenda per la costituzione di una lista unica delle forze politiche e civiche europeiste alle elezioni europee.

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