060918: Lettera al PD

Lo confesso: io non ci capisco più niente. Qualcuno senz’altro mi dirà che non è la prima volta! Lo accetto, ma…

Ho letto una bellissima analisi di Veltroni, molto teorica e di indirizzo però.
Poi leggo di discese in piazza, di un partito che non deve stare con le elite, di Macron sì e Macron no, di cambio di nome e di altro. E mi chiedo: siamo davvero ancora qui, a discussioni tutte interne e tutte tese alla conquista del partito e all’infinita resa dei conti fratricida? Alla ricerca della maggioranza tra noi, negandoci il fatto che se non si ricostruisce un clima di riconoscimento reciproco e di reale unità per la “mission” comune, pur nelle differenze, tutto sarà inutile come insegna la sciagurata storia recente?!
Non c’è per i vincitori del congresso (e per tutto il PD) il rischio di conquistare, in tal modo, un contenitore per pochi intimi? Io credo di sì.

Peraltro, nel frattempo, M5S e Lega, foss’anche FI e FdI, fanno politica con messaggi demagogicamente roboanti seguiti da “non-fatti” e con spinte centrifughe sempre più forti, che preannunciano possibili elezioni a breve. E operano in tutta tranquillità, perché nessuno li contrasta, perché nessuno (Minniti a parte) spiega in modo davvero esauriente che Salvini fa solo spot, che sul piano dell’immigrazione non è cambiato niente (anzi …) e soprattutto quali misure realizzerebbe il PD per governare il fenomeno, sviluppando le realizzazioni di Minniti stesso. Con ciò è a mio modo di vedere essenziale – anche per i militanti – non lasciare dubbi sul fatto che il PD voglia certo il rispetto dei diritti umani, ma non di meno una gestione attiva dell’immigrazione, una sempre più efficace azione per il rimpatrio degli irregolari, per il controllo, per le integrazioni e per l’organizzazione del lavoro dei migranti temporaneamente accolti, sviluppando al contempo un’adeguata e vera campagna di informazione.
Chi si ferma nei bar o parla con la gente, infatti, sa quante falsità, oggi chiamate fakenews, alimentino un’ostilità sempre più improntata alle sparate salviniane. E come vada chiarito fino alla noia che le politiche attive contro l’emarginazione indigena (cioè degli italiani) non sono e non devono essere condizionate da quelle a favore dei migranti. Impegnandosi per questo con proposte concrete in materia.
Il PD, invece, non lo si è sentito nemmeno far notare che i riflettori accesi su pseudo “bracci di ferro” a discapito di pochi migranti su una nave a caso, sono serviti solo a nascondere un flusso di più di 12 mila migranti dal giorno dell’insediamento del governo e, ancor di più, a celare l’assenza di qualsiasi decisione concreta per una seria gestione del fenomeno, che per la sua dimensione, comunque, non si cancella in un giorno.
Non si è sentito nessuno, dal PD, denunziare che più che mai nell’ottica salviniana, non si può soltanto contrastarla, l’immigrazione, ma bisogna anche occuparsi di sicurezza con misure ben più incisive e più articolate delle pistole con elettroshock e dello schieramento dell’esercito. Magari spiegando anche che non è proprio vero, dati alla mano, che senza migranti in Italia i problemi di ordine pubblico andrebbero poi così meglio. E ancora: non si è sentito nessuno del PD avanzare soluzioni legislative per i reati domestici, oggi considerati dall’opinione pubblica i reati peggiori, proponendo aumenti delle pene, rendendo così sicura la detenzione, e carcere preventivo, in modo da evitare lo scandalo (perché così pensa comprensibilmente la gente) del ladro libero il giorno dopo esser stato preso.
Nessuno, infine, pare preoccuparsi di ricordare che i problemi dell’Italia sono lungi dall’esaurirsi nella migrazione e nella sicurezza di cui tanto si parla, anzi, ma che ben maggiori incombono invece quelli socio-economici sui quali questo governo tace o, meglio, non opera e litiga. Che non operi è forse preferibile, visto ad esempio il D.L. dignità, per chi lo conosce oltre gli slogan. Ma ciò non sostituisce l’azione e l’importanza vitale dell’opposizione.
È ora di cambiare passo!! Cancellare la sindrome della “rincorsa” degli avversari, e con lei l’afasia propositiva.
Mi sia poi consentito: appare altrettanto indispensabile un’accortezza espositiva delle proprie tesi, se non si vogliono gli effetti boomerang e gli assist sicuri a questo governo. Così, ad esempio, sullo sgombero degli immobili occupati abusivamente, come partito (il presidente dell’ANCI ha altro ruolo e prospettiva) bisogna evitare di consentire che si dica che il PD difende le occupazioni abusive. Si potrà dire che non possono non essere approntate soluzioni provvisorie per garantire la prima accoglienza e verificare la posizione dei singoli occupanti, al limite!
Pur essendo minoranza, insomma, il PD deve porre temi e verità, non solo pronunciarsi criticamente su quelli avanzati dal governo. Deve smettere di “rincorrere”.
L’esperienza è davvero maestra nel caso: l’importantissima misura del reddito di inclusione, peraltro assai utilizzata, è stata vista dalla gente come una brutta copia del reddito di cittadinanza per di più per colpa di un governo e del PD troppo attenti ai vincoli di bilancio UE e incapaci delle priorità giuste… Giusto o sbagliato che sia, con questo modo di ragionare bisogna fare i conti, non far spallucce supponenti (e autoreferenziali)!!
Perché piaccia o no, il PD che pensa a sé stesso non interessa a nessuno, se non a pochi intimi immersi nella propria eterna lite (e son sempre meno).

Chiacchiere da bar?
Accetterò anche questa valutazione, per la sola ragione che queste righe sono certo il frutto del dialogo con i cittadini, dell’ascolto mai cessato verso gli elettori, amici ed avversi. Quelli cioè che – come ricorda il 4 marzo – hanno sempre e comunque ragione e da parte dei quali il pregiudizio è profondo. E il pregiudizio – estremizzando il concetto – io credo si vince coi temi e coi fatti concreti, non con i candidati alla segreteria.
Forse non sempre si è tenuto presente, usando una metafora, che “i buoi sono scappati” e che preoccuparsi di “chiudere il recinto” e di nominarne un nuovo responsabile serve a poco, se non si recuperano i fuggitivi con un “buon foraggio”. E qui si pone il problema del profilo del nuovo partito, perché emergono tendenze a un ritorno al passato pre PD, ad una lettura ideologica e novecentesca, ad una sorta di nostalgia per il partito identitario, di lotta, di governo e di altro, che – come ha sempre ricordato Veltroni – non è l’abito del PD.
Credo che il PD non possa essere niente di tutto questo. Credo che potrà sopravvivere solo se riuscirà a realizzare la sua ragione fondativa: essere capace di realizzare uno sviluppo armonico del paese, determinando le condizioni per un equilibrio sociale vero, realizzabile se si vince l’egoismo sociale ed il corporativismo.
Per questo, bisogna recuperare una dimensione caratterizzata da vera autonomia e indipendenza della politica, non sempre adeguatamente difese, invece indispensabili.

2 commenti

  1. F

    Caro Giorgio ti capisco. Mi chiedo spesso come si possa fare a costruire un’opposizione credibile, efficace. Anch’io ascolto chiacchiere tipo bar. A me pare che al PD oggi spetti questo compito, costruire l’opposizione democratica e per far questo la gente si aspetta che una classe dirigente rinnovata spieghi, senza fronzoli tattici, dove si è sbagliato nei 5 anni di suo governo. Ma non bisogna perseguire ipotesi di “partito della nazione” (ci sta pensando Salvini bevendosi allegramente FI e F.lli d’I.) o un rafforzato leaderismo. Il leader è necessario per parlare con una voce possibilmente coerente alla gente, ma il partito deve rafforzare una struttura decisionale collegiale dove il leader ha il compito essenziale di fare la sintesi NON DELLE VARIE POSIZIONI (come si usa dire ricordando la storia delle correnti) ma dell’elaborazione collegiale delle decisioni. Quindi il partito va riformato dando peso reale alla militanza con l’abbandono delle primarie aperte, con la regionalizzazione vera del partito, con una gestione trasparente delle risorse. Le alleanze: devono essere fatte con le espressioni vere e organizzate della società non con fantomatici portatori di fantomatiche ideologie risolutive dei problemi del mondo. Ma soprattutto bisogna qualificarsi indiscutibilmente come PARTITO, cioè dichiararsi organizzazione di una parte della società con la finalità di perseguire equità sociale per una società democratica ed aperta soprattutto alla costruzione europea in cui essere coprotagonisti. Ho buttato giù alcune mie condizioni, ma non ci si può limitare ad apprezzare interventi di alta qualità politica se questi non muovono l’interesse della gente presa quotidianamente dai suoi impegni, dalle sue difficoltà, dal suo sentimento di disimpegno “perché tanto non c’è niente da fare”.
    Ciao e auguriamoci che si possa fare qualcosa di utile in tempo breve
    Franco

  2. G

    Caro Franco, non saprei cosa aggiungere. … Ciao, G.

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